Avere cura della casa

Foto di Vi Trang su Unsplash
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21 marzo 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,12-19 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 12mentre usciva da Betània con i suoi discepoli, Gesù ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono. 
15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:

La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».


18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.


Mentre ci avviciniamo sempre più alla settimana santa e alla celebrazione del mistero pasquale seguiamo Gesù, entrato a Gerusalemme in modo solenne e drammatico al tempo stesso. Questi testi ci consegnano gesti e parole dure che ci obbligano a confrontarci con la nostra perenne mancanza di fede. La fede è il criterio per comprendere ciò che accade, come dice Gesù spiegando l’evento del fico seccato. Come i discepoli anche noi siamo sgomenti e impauriti dietro a questo maestro che con decisione va verso Gerusalemme, consapevole di ciò che l’attende.

Gesù, il mattino dopo il suo ingresso, si incammina con i discepoli da Betania, dove ha passato la notte, verso Gerusalemme, e ha fame. Ha fame della parola di Dio, l’unico pane che può saziare l’uomo in profondità, ha fame della volontà del Padre che tutti siano salvati dall’amore del Figlio fino alla croce, ha fame e sete di relazione con ciascuno di noi, con ogni creatura vivente, dalla samaritana al pozzo fino al ladrone sulla croce: Gesù non cessa di avere fame e sete di incontrarci nella nostra nudità e povertà, nella nostra verità a volte così difficile da portare. Ma solo in questa verità che ci ferisce e mette a nudo i nostri fallimenti, noi possiamo veramente incontrare il Signore Gesù.

Non c’è un tempo, una stagione giusti in cui potremo sfoggiare i nostri frutti. Siamo chiamati a rimanere vigilanti nella fede, nella carità e nella speranza, a portare un frutto degno della conversione, gettando le maschere, l’abito che indossiamo per coprire, per nascondere e non voler vedere la nostra verità, come un albero senza frutti che si riempie di foglie.

Marco è l’unico degli evangelisti che sottolinea il fatto che non fosse la stagione dei fichi. È un controsenso, una parola dura che non comprendiamo. Perché Gesù cerca frutti sapendo che non era la stagione giusta? Sappiamo che Dio è esigente, miete dove non ha seminato. Ma forse il Signore vuole solo che noi siamo ciò che siamo, semplicemente noi stessi qui e ora, e ci chiede di non vestire una maschera, ma di attingere alla bontà nascosta nel cuore di ogni uomo che solo Dio conosce. Il vero tempio che egli vuole purificare è il nostro cuore. 

Il Signore vuole che la sua casa sia luogo che accoglie ogni essere umano, ogni vivente. Non un luogo di commercio, di idolatria delle tante forme di potere da cui siamo tentati. Solo se convertiremo il nostro cuore per farlo diventare un luogo capace di accogliere ogni fratello e sorella, allora potremo realmente cambiare la chiesa perché anch’essa diventi casa di preghiera per tutti. Perché la sua casa siamo noi se conserviamo la speranza cui siamo chiamati. E possiamo farlo solo se seguiamo il Signore fino alla croce per amore, solo se siamo discepoli che riconoscono a adorano il loro Signore in spirito e verità, avendo cura degli ultimi e dei poveri. Essi sono il vero tempio di Dio, di cui avere cura, in cui esercitarsi quotidianamente all’accoglienza dell’altro, alla giustizia, alla pace, contro ogni logica di profitto e di prevaricazione, di violenza e di disprezzo.

Gesù è il nuovo tempio, non più un tempio di mattoni, ma un uomo come noi che passò facendo del bene e guarendo. Essere suoi discepoli ci chiede il coraggio di una fede in cammino capace di dialogare con il mondo che cambia, capace di mettere in discussione le tradizioni e le istituzioni perché al centro della chiesa ci sia sempre il vangelo, ci sia ogni essere umano povero, sofferente, abbandonato, ma sempre amato da Dio nel Figlio fino alla fine.

fratel Nimal