Trappole e inciampi

Battistero di Biella
Battistero di Biella

27 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 5,27-37 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 27«Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
31Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto del ripudio». 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all'adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno».


Io sono il poeta del corpo, io sono il poeta dell’anima,
trovo in me le delizie del cielo,
dell’inferno le pene in me trovo,
le prime su di me le innesto e le accresco
le seconde traduco in lingua nuova.

(Walt Whitman, Il canto di me stesso, Foglie d’erba.)

Con te sarò liberato dalla tentazione
scavalcherò col mio Dio l’inciampo.

(Salmo 18,30 versione LXX)

La parte centrale del vangelo che la liturgia ci fa meditare oggi, deve aver avuto un ruolo importante all’interno della redazione del testo dell’evangelista Matteo, tant’è vero che viene riproposta con delle varianti al capitolo 18. 

Nel linguaggio attuale la parola “scandalo” è legata al turbamento della morale pubblica, ma la storia di questo termine utilizzato da Gesù è più complessa.

L’etimologia greca di skandalon è trappola. Qualcosa che ci mette in trappola. Gesù utilizza due parti del corpo per indicare le possibili trappole nelle quali possiamo cadere: l’occhio è simbolo del nostro sguardo, su di noi, sugli altri e su noi stessi. La mano destra è il simbolo delle nostre azioni del nostro fare.

Il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri ci può mettere in trappola. Corriamo il rischio di ingabbiare gli altri in categorie dalle quali difficilmente li facciamo uscire e rischiamo di mettere noi stessi in gabbia seguendo dei pensieri negativi su noi stessi. Il rischio è quello della perdita della libertà per noi stessi e per chi ci è accanto.

Le nostre azioni rischiano di mettere in gabbia il nostro prossimo, di tendergli un tranello, di metterlo in difficoltà, di lasciarlo in trappola.

La soluzione di Gesù rispetto a questo modo di intrappolare è molto netta: tagliare.

In questa espressione possiamo ritrovare tutto l’impegno del vignaiolo che pota la vigna per permetterle di portare frutto. In quel taglio si cela un processo di consapevolezza che siamo chiamati a fare.

La sapienza dei padri del deserto ci tramanda questo detto di Abba Poimen: “Il vigilare, il fare attenzione a se stessi e il discernimento: queste tre virtù sono strumenti dell’anima” (Detti serie sistematica I,20).

Possiamo applicare questi tre passaggi al nostro occhio e alla nostra mano destra. Innanzitutto vigilare, essere allerta quando vediamo che rischiamo di restare nella trappola di pensieri e azioni che non fanno il bene. Poi un altro passo è fare attenzione a noi stessi, porre attenzione a quello che si muove dentro di noi e quindi discernere da dove provengono i pensieri, se ci portano verso il bene o verso il male.

Anche in questo caso la sapienza dei padri del deserto ci dà una mano. Gli anziani dicevano: “A ogni pensiero che sorge in te di’: Sei dei nostri o degli avversari? (Gs 5,13). E certamente lo confesserà” (Detti serie sistematica XXI,16). In questo modo saremo in grado di accogliere e discernere quello che viene dal nostro sguardo e quello che viene dai nostri atti.

E se non ci riusciamo? Come si fa? Ci può aiutare un secondo significato del greco skandalon: inciampo. Inciampare è una esperienza duplice: si inciampa perché si è persi in qualcos’altro e non si guarda dove si mettono i piedi. In questo caso l’inciampo ci aiuta a capire che dobbiamo riportare l’attenzione sull’essenziale del cammino altrimenti il rischio è cadere. La seconda esperienza che l’inciampo ci consegna è quella di cadere, magari farsi male, e poi rialzarsi. Inciampare ci ricorda che dobbiamo ripartire, non possiamo fermarci sul cammino

Riprendendo le parole della poesia di Whitman in cima a questo commento, possiamo tradurre in una nuova lingua quello che ci fa inciampare, possiamo trovare un nuovo modo di dialogare e di modellare ciò che ci fa inciampare. Questo può essere una traccia per il nostro cammino di Quaresima, trovare un nuovo linguaggio per non inciampare e non finire in gabbia. Il Signore ci garantirà la sua vicinanza in questa lotta.

E se inciamperemo ancora? Ci rialzeremo perché il cammino non è ancora finito.

fratel Elia