Lo scandalo della resurrezione

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6 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 16,9-20 (Lezionario di Bose)

9Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. 10Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. 11Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.12Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. 13Anch'essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.    15E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. 16Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. 17Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, 18prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». 19Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.20Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.


È strano questo comportamento di Gesù, e devo dire che non solo mi sorprende, ma un po’ mi fa pena: gli Undici continuano a non credere. Non hanno creduto a Maria Maddalena che lo aveva visto risuscitato, e non credono neanche agli altri due ai quali si era manifestato risorto. Continuano a non credere, eppure Gesù si manifesta anche a loro e affida loro, inspiegabilmente, l’annuncio della resurrezione. Quale garanzia davano i discepoli di fedeltà al vangelo, al suo messaggio, se, nonostante i segni che Gesù aveva dato loro, continuavano a non credere? Certo, Gesù li rimprovera, non tace di fronte alla loro durezza di cuore, però poi li spinge ad andare avanti, ad andare oltre, e affida il suo annuncio alla loro parola e alla loro fedeltà.

Questo ci dice molte cose: anzitutto che credere alla resurrezione non è facile. Non c’era stato solo lo scandalo della morte in croce, di fronte alla quale tutti i discepoli lo avevano abbandonato, e Marco sottolinea in modo forte che lo abbandonarono tutti, proprio tutti: “E lasciandolo fuggirono tutti” (Mc 14,50). C’era, e forse c’è ancora oggi per noi, lo scandalo della resurrezione, la difficoltà a credere che Gesù potesse essere risorto. Marco ci dice che più volte lungo il suo ministero e la sua predicazione Gesù lo aveva detto ai discepoli, lo aveva annunciato loro (cf. Mc 8,31; 9,31; 10,34), ma le sue parole sembrano essersi scontrate contro un muro, contro la “durezza” del loro cuore (cf. Mc 16,14).

Sì, è con il cuore che si ascolta, ed è inutile che Gesù parli se il nostro cuore non si apre, se non si fende per accogliere la sua parola. Sembra che la durezza di un cuore che fa muro sia una caratteristica dei discepoli (cf. Mc 8,17), e non solo di fronte a quella che Paolo chiama “la parola della croce” (1Cor 1,18), ma anche di fronte alla parola della resurrezione.

Che cosa c’è che ci impedisce di credere? Dobbiamo chiedercelo; questa pagina del vangelo ce lo chiede. Non c’entra il contenuto, la qualità del messaggio, perché non solo ci scandalizziamo della morte in croce di Gesù, di quel messaggio di inevitabile sofferenza che tocca sia lui sia chi vuole seguirlo (cf. Mc 8,34), ma ci scandalizziamo anche dell’annuncio della vita, della vittoria sulla morte, della parola della resurrezione! Il problema, dunque, non sta nel contenuto del messaggio, ma il problema sta in noi, e questo vangelo ci chiede: che cosa ti impedisce di credere?

Sì è vero che, come si ripete tante volte, la fede è un dono. Ma il dono per dispiegare le sue energie di vita ha bisogno di essere accolto. E se noi non abbiamo fede è troppo facile dire che non ci è stato fatto questo dono, sia perché Dio si rivela sempre a coloro che lo cercano con cuore sincero (cf. Sal 145,18), sia perché può darsi che noi abbiamo contrapposto a tale dono un cuore indurito, che non si lascia penetrare, che non si lascia fendere dalla parola ascoltata; un cuore, dunque, che la Scrittura chiamerebbe “non circonciso” (cf. Dt 10,16 e Ger 4,4), cioè non aperto.

Lasciamoci dunque raggiungere dalla parola di Gesù e apriamo il nostro cuore all’annuncio della sua gioia, della sua vittoria sulla morte, della sua e, con lui, della nostra resurrezione!

sorella Cecilia