Sinodalità

Foto di Niklas Hamann Unsplash
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9 aprile 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 10,19-31 (Lezionario di Bose)

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 5Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». 30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


A livello certamente un po’ marginale rispetto alla pregnanza del brano, ma forse esistenzialmente significativo, mi sorge una domanda: dov’era Tommaso? Come mai non c’era?  E, ugualmente importante, come mai c’è otto giorni dopo? Che cosa ha ritenuto più importante dello stare con gli altri discepoli, di quell’essere insieme, in comunione, che è il “prima di tutto il resto” come viene esplicitato con forza dai sommari della vita della prima comunità? (At 2,44; 4,32;5,12)
Tommaso, come sembra far intuire la lettura un po’ scanzonata del suo soprannome “Didimo” (Gv 11,16), forse non era un genio, ma qui sembra essere più coraggioso e più attivo degli altri, forse non voleva perdersi in una situazione di chiusura, di incertezza, di paura, forse era fuori a cercare di capire gli eventi e gli umori, a tentare di vivere ancora attivamente… Non sappiamo!
Ma si può forse intravedere una certa differenza, velatamente criticata, rispetto al gruppo: è definito, solo qui, “uno dei dodici” che è il cliché identificativo di Giuda in tutti i Vangeli (cf. Gv 6,70; Mt 26,14.47; Mc 14,10.20.43; Lc 22,47), di chi fa sì parte della comunità, ma si muove in un altro modo, inappropriato, e alla fin fine deleterio per sé, per gli altri, per il Signore stesso.
Il testo poi ci dice che Tommaso non si è allontanato per andarsene: ritorna, dialoga con gli altri e poi ci sarà quando Gesù si fa presente di nuovo in mezzo alla comunità. 

Alcune considerazioni che credo importanti. La sua assenza non impedisce l’esserci del Signore al cuore della comunità, lui non è condizione dell’agire di Dio, la sua presenza non è necessaria, lui non è indispensabile anche se nel vangelo di Giovanni è uno dei discepoli più nominati! Nessuno di noi è indispensabile! La salvezza va avanti lo stesso!
Tommaso vorrebbe, e noi con lui, che il Signore sia condizionato dal suo modo di vedere e di fare, rischiando così che il cammino con gli altri, la sinodalità di cui tanto parliamo, si configuri come presenzialismo attivissimo che diviene condizioni e pretese, un ripetuto “se non…”.
A lui, come forse alla maggior parte di noi, di me certamente, non viene data un’esperienza privata, personale del Signore, ma l’esperienza degli altri a cui però non riesce a far fiducia. Si creano allora otto giorni particolari in cui i dieci continuano ad accogliere un incredulo al cuore della comunità, accettano la sua alterità, e Tommaso risponde restando con loro senza condividerne le convinzioni.
Arriva così all’esperienza con gli altri (non proprio splendidi, sono ancora tutti dentro a porte chiuse!). Gesù non appare a lui, lo vede perché è con gli altri! Gesù sta in mezzo, non di fronte a qualcuno! Nella comunità viene fatta grazia a Tommaso! Con un rimprovero-avvertimento che ci dice ciò da cui dobbiamo guardarci. Ma come poteva Tommaso fidarsi della forza della testimonianza degli altri, quando non era stato con loro nella loro debolezza?
Non essere compartecipe, non essere presente nell’incertezza, confusione, incapacità, perdita di tempo, significa anche non poter condividere il cammino della gioia, frutto della presenza fedele del Signore e non delle capacità comunitarie o personali.

fratel Daniele